Roccia

Noi siamo i Renitenti e la nostra è una comunità anarchica: ognuno è libero di farsi i cazzi suoi finché questi non interferiscono con i cazzi di qualcun altro. È per questo che don Luigi ha sempre detto le sue messe e gli atei come me, che siamo la maggioranza qui da noi, non ci si sono mai fatti vedere. Senza che lui tentasse di costringerci e senza che noi tentassimo di azzittirlo.

Questa volta, però, sta di fatto che ci sono anch’io alla messa di don Luigi, con il mio violino da mendicante che cerco di suonare come un’orchestra intera. Ci siamo tutti e quaranta, anzi trentanove ormai, povero Roccia, accovacciati qui nel sottobosco. Ma è un caso molto particolare: è una messa da morto. Roccia non penso che fosse credente, non aveva mai parlato di queste cose, ma don Luigi ha voluto commemorarlo lo stesso a modo suo, e secondo me questa volta ha fatto bene, sissignore. Povero Roccia.

Io me lo ricordo, quando è entrato Roccia, sissignore. Alcuni di noi – Jitters, Lesto e Bocca di Rosa – erano andati giù in paese, a San Modesto, con gli zaini pieni di roba da vendere: un po’ di erba, qualche foglia di salvia e qualche fungo. Era un giorno di mercato, in cui i Regolari venivano anche su dalla città per rifornirsi.

Tra di noi di soldi non se ne usano, sta di fatto, ma capita qualche volta di averne bisogno per procurarsi qualcosa di utile, che so, una medicina, un attrezzo, dei semi, nel porco mondo dove nessuno ti dà niente per niente, e perciò è bene averne sempre una piccola riserva, sissignore. Anche se ormai i soldi è più difficile spenderli che procurarseli. Nelle città sarebbe proprio impossibile, se fai tanto di tirare fuori troppe banconote può essere che chiamino la Madama e ti tocca scappare. Loro per farti pagare vogliono prenderti l’impronta del dito o dell’occhio, ma con noi non serve a niente perché siamo sconosciuti al sistema, e soprattutto alla banca.

Nei paesi, invece, qualcuno che accetta i soldi si trova, almeno per ora, anche se è difficile comprarci roba grossa, che so, un trattore, un generatore, perché chi te la vende deve per forza essersela procurata pagando con il dito o con l’occhio, e può capitare che gli chiedano di spiegare dove è andata a finire. Per una volta può denunciare un furto, ma se ne denuncia troppi finisce che lo sgamano.

Basta, sto divagando. Sta di fatto che Jitters, Lesto e Bocca di Rosa erano scesi con un po’ di merce. Ora, è chiaro che con i paesani e con i clienti abituali non si fa, rovinerebbe il rapporto di fiducia, ma se si incontra qualche Regolare sconosciuto, perché no? Roccia – allora non si chiamava ancora così, naturalmente – se ne stava andando solo soletto per la via principale. Era grande e grosso da far paura ma quella sua faccia impenetrabile, senza espressione, deve aver tratto in inganno Lesto: deve aver pensato che fosse un po’ tonto, mentre Roccia non lo era, secondo me, nossignore. Solo taciturno. Bene, sta di fatto che Lesto, che è un mago in queste cose, dopo aver verificato che le ombre non lo tradivano gli si è messo proprio dietro seguendolo passo passo e con mano leggera, come sa fare lui, ha cominciato ad aprire la cerniera più bassa del suo zaino, dove si vedeva un gonfiore che sembrava tanto un buon vecchio portafogli pieno di buone vecchie banconote. Altro che tonto! Non l’aveva aperta neanche a metà che Roccia se n’è accorto, si è voltato di scatto e gli ha rifilato uno smataflone, con quelle sue mani che sembravano pale, da girargli la testa all’incontrario. E sì che Lesto ha il tocco leggero come una piuma e certo non gli manca l’esperienza.

Beh, insomma, io non c’ero quella volta lì, ma Bocca di Rosa mi ha raccontato tutto per filo e per segno e mi sembra di vedermi la scena, sissignore. Sta di fatto che Lesto è caduto giù con un paio di denti in meno, svenuto e sanguinante, e cadendo deve anche aver battuto la testa, perché poi gli abbiamo trovato un bel bernoccolo sulla cucuzza. Roba che poteva morire, ma è stato fortunato. Mentre Jitters se l’è subito squagliata Bocca di Rosa, che di coraggio invece ne ha da vendere, pensando che Roccia volesse infierire si è messa in mezzo e ha cominciato a strillare. “Guarda cos’hai fatto, porco assassino”, e qui, e là, come sa fare lei.

Bene, sta di fatto che quel gigante con la faccia di latta s’è fermato, ha guardato Bocca di Rosa, poi ha guardato Lesto che era per terra ai suoi piedi e poi s’è messo a piangere. Sembra impossibile ma è così. Bocca di Rosa era stupita, non si aspettava questa reazione, era pronta ad usare le unghie e i denti, come quella volta che quasi cavò un occhio a un Regolare che se la voleva fare con la forza. Ma questa volta non ce n’era bisogno. Anzi, con le buone Bocca di Rosa l’ha convinto a prendere in braccio Lesto, che di sicuro da solo non ce la faceva, e a portarlo su per lo scalanco. Che a salire si faceva fatica anche senza avere un altro in braccio. E poi sul ponte di corda sull’orrido, che deve aver scricchiolato sotto quel peso, ma ha tenuto quella volta. Sta di fatto che da allora Roccia è sempre rimasto con noi.

Mi veniva da dire è sempre rimasto qui, mi ero quasi dimenticato che noi non siamo più dove eravamo allora, anzi un posto dove stare in questo porco mondo non ce l’abbiamo più, lo stiamo cercando, come gli Ebrei nel deserto. Ma almeno siamo ancora vivi, grazie a Roccia. Sissignore, sta di fatto che è proprio lui che ci ha salvati.

Lesto poi si è ripreso, è bastato qualche giorno ed è tornato come nuovo, salvo i due denti naturalmente, che quelli non ricrescono. E non ha serbato nessun rancore a Roccia. D’altra parte un artista delle tasche altrui deve pur mettere in conto che può trovare qualcuno che lo fa nero di botte. E non è neanche il peggio che gli può capitare, nossignore.

Ah, per curiosità bisogna dire che quel gonfiore nello zaino di Roccia, che aveva attirato l’attenzione di Lesto, non era un portafogli ben fornito ma un panino al formaggio raffermo, schiacciato in forma di portafogli, che doveva essere lì da qualche giorno. Roccia di soldi non ne aveva neanche un po’, nossignore.

Da quando è stato con noi, Roccia accompagnava quasi sempre quelli che scendevano. Chiaro che se ne stava un po’ in disparte, grande e grosso com’era lo si vedeva troppo, però dava sicurezza sapere che era nei paraggi, magari dietro l’angolo. Una volta che un Regolare voleva fare il furbo e andarsene con un etto senza pagare, Roccia gli ha fatto capire che non era il caso. Oh come gliel’ha fatto capire bene, sissignore.

E come gli è arrivato quel nick? Beh questo ad essere sincero non lo ricordo, ma è facile da immaginare. Sia per com’era grande e forte e robusto, sia per quella sua faccia senza espressione, che non rideva e, tranne quella volta che ho appena raccontato, non piangeva mai. Sembrava che non sentisse né la fatica né il dolore. Un Ercole era, con i capelli neri lisci folti e il naso e il mento da statua greca, con quelle braccia grosse come tronchi e quei muscoli che sembravano gonfi come quelli di un culturista ma nossignore, Roccia di schifezze di sicuro non ne aveva mai prese, era così di suo. E se ne accorse subito anche l’altra metà del cielo. Noi siamo una comunità anarchica e vige il libero amore, e tutte le donne se lo contendevano, Bocca di Rosa per prima, che certe volte sembrava che volesse l’esclusiva perché l’aveva portato lei. Ma non credo che Roccia abbia passato due notti di seguito nello stesso letto. Sarà anche questo che ha contribuito al nick? Si fa per scherzare, eh, questo non è mica un pornazzo.

Sta di fatto, però, che Butterfly se n’era proprio incapricciata e aveva fatto di tutto per restare incinta. E non era poi una cattiva idea. Non sarebbe stato male, per lei e anche per tutti noi, avere un piccolo Roccia da crescere, assieme a tutti gli altri bambini. Ma niente.

Tonto non lo era, però sta di fatto che qualcosa di strano doveva averlo. Mi sembra quasi di far male a parlarne adesso che è morto, e morto da eroe, ma poi penso che noi non siamo ipocriti come i Regolari, che quando uno di loro muore diventa subito santo anche se da vivo era un porco come sono quasi tutti i Regolari. Nossignore, da noi si usa dire le cose come stanno, pane al pane e vino al vino, e non c’è proprio niente di male se dico che Roccia qualcosa di strano ce l’aveva.

Sta di fatto, per esempio, che, quando arrivò, Lara gli chiese come si chiamava e lui disse che non lo sapeva. Lara in pratica è la nostra capa, anche se una comunità anarchica un capo vero e proprio non ce l’ha, ma Lara non comanda, siamo noi che sappiamo che è intelligente e saggia e prima di fare qualcosa di importante le chiediamo sempre il suo parere. Lara è degli anziani ma non è che sia vecchia, nossignore, sta di fatto che se avesse tutti i denti sarebbe ancora una bella donna. Non è vecchia ma ha tanta esperienza, sa tante cose, soprattutto del porco mondo. Quando era con i Regolari insegnava all’Università, qualche faccenda del computer, che cosa non saprei dirlo di preciso perché io di queste cose non ne so nulla. Solo che sono porche cose. E deve averlo capito anche Lara se alla fine ha mandato affanculo l’Università e tutti quanti per venire qui con noi.

È un bene che ci sia qualcuno che ne capisce di queste porche cose perché il nemico bisogna conoscerlo, altrimenti sei fritto ancor prima di cominciare. Una volta, che i nemici erano gli spiriti cattivi, ogni tribù aveva il suo sciamano; adesso gli spiriti cattivi sono volati via chissà dove e i nemici sono uomini in carne ed ossa, che con queste porche macchine cercano di fotterci tutti, e anzi ci sono già riusciti un bel po’. Allora lo sciamano non serve più e le tribù (perché noi siamo come una tribù, sissignore) devono avere un hacker. Si dice così. Come cambiano i tempi, sta di fatto.

Lara è la nostra hacker ed è brava, ma non si intende solo di computer. Capisce bene anche gli uomini e le donne, e se dice che Roccia era sincero che non si ricordava il suo nome, io le credo, sissignore. Ma poi Roccia non ricordava neanche da dove veniva, tant’è che qualcuno aveva cominciato a pensare male, diceva che doveva essere una porca spia, mandato dai Regolari a intrufolarsi tra di noi. Per fortuna Lara, che la testa sulle spalle ce l’ha, disse che era una sciocchezza, che se fosse stato una porca spia un nome e un indirizzo ce li avrebbe detti, falsi magari, per non farsi sgamare. È logico, sissignore. E infatti poi si è visto: era un eroe, non una porca spia, e quelli che lo dicevano si sono dovuti vergognare.

Altri sostenevano che Roccia era così per qualcosa che gli avevano fatto i Regolari. Una specie di esperimento, qualcosa di strano insomma. E qui, per quel che è successo dopo, bisogna dire che un po’ di ragione ce la dovevano avere. Qualcosa di strano, sta di fatto. Ad esempio, se lo guardavi negli occhi aveva l’iride di tinta unita, tutta uguale, senza i segnetti che abbiamo noi. E i polpastrelli erano lisci, come se ci avessero passato l’acido. Ma quando era tra i Regolari come faceva, allora? A vent’anni non ce l’aveva un conto in banca?

Lara diceva che lei credeva di aver capito la storia di Roccia e perché era così, ma non ha mai voluto spiegarci niente. Troppo complicato, diceva, e poi di certe cose è meglio non parlarne, finisce che qualcuno le storce come vuole lui. Che ci fidassimo che Roccia non era un nemico, anzi era una vittima del porco mondo anche lui, come noi e anche di più. E se lo dice lei io mi fido, sissignore.

Lara, lei ne sa, di cose. Ad esempio, molti credono che siamo al sicuro perché non ci siamo mai fatti prendere le impronte delle dita e degli occhi, e perché non siamo collegati con la Rete, e quindi è come se non esistessimo. (A dire il vero Lara un collegamento ce l’ha, per sapere quel che succede nel porco mondo, ma passa via radio attraverso un suo amico, un Regolare che tiene la nostra parte. Abbiamo anche noi le nostre spie, eh. Meno male).

Ma Lara ci ha spiegato che magari bastasse non aver dato via gli occhi e le dita e non essere in Rete. Ci sono i satelliti lassù, ha detto, che guardano dappertutto, e appena metti il naso fuori dal bosco, se devi andare a raccogliere la frutta o a pascolare, che so, o se scendi a San Modesto, ti vedono e capiscono che non sei un Regolare e sanno dove ti rintani. Ma allora com’è che ci lasciano in pace se sanno dove siamo? Lara ha detto che è perché tutto sommato non gliene frega niente, noi siamo al margine, dropout, cagati fuori dalla “civiltà” (e se uso le virgolette i miei motivi ce li ho), ma finché ci limitiamo a vendere un po’ di roba e a fare qualche borseggio e a mendicare suonando il violino non facciamo male a nessuno, e gli costerebbe di più venirci a prendere che lasciarci in pace. Se invece ci venisse in mente di fare come i Resistenti, i nostri cugini dell’altra vallata, che mettevano le bombe, allora sì che varrebbe la pena, e infatti i Resistenti non ci sono più, una notte li hanno ammazzati tutti con le mitraglie, tranne Kid che si è rifugiato qui da noi, e forse altri due o tre. Ma lì probabilmente, dice Lara, non è stata la Madama, che le mani di sangue non se le vuole sporcare: in questi casi appaltano il lavoro agli Spazzini. Di quelli c’è da aver paura, sissignore.

Sì, perché sta di fatto che gli Spazzini non lavorano mica solo per la Madama, gli piace anche tenersi in esercizio e spesso fanno di testa loro. Oppure lavorano per chi li paga. E infatti alla fine se la sono presa anche con noi, anche se di bombe non ne mettiamo e non diamo fastidio a nessuno. Lara dice che forse è perché abbiamo preso Kid, ma io non credo; secondo me non se ne sono neanche accorti. Mica saranno poi onnipotenti, e che cazzo. E poi che dovevamo fare poverino, mandarlo a cagare dopo che gli avevano sterminato amici e parenti? Da soli non si sopravvive in questo porco mondo, e se non ci aiutiamo tra noi chi ci deve aiutare? Infatti anche Lara l’aveva detto, è un rischio che dobbiamo correre, sissignore.

Con noi non hanno usato le mitraglie. Io l’avevo sempre detto che era pericoloso quel posto vicino a San Modesto, sissignore. Sembrava il posto più sicuro del mondo perché sta di fatto che c’era da farsi il culo su per lo scalanco e poi c’era il ponte di corda sull’orrido, che era facile da sorvegliare. Tutti la pensavano così, ma io dicevo che se c’era solo il ponte da sorvegliare c’era anche solo il ponte per andarsene, e quindi eravamo facili da tappare. Grigio, Jitters e Waldo mi sfottevano; Jitters mi diceva “Che vuoi, che ci mandino l’esercito?” Sempre coraggioso quello, tranne quando il pericolo poi c’è davvero. E difatti quando sono venuti gli Spazzini lui è stato il primo a cagarsi in mano, sissignore. E ha fatto quel che ha fatto.

Lara mi dava ragione, invece, ma diceva anche che bisognava rispettare la maggioranza, e se alla maggioranza andava bene stare lì bisognava stare lì, altrimenti che comunità anarchica del cazzo saremmo stati se qualcuno decideva che bisognava muoversi e tutti dovevano dargli retta? Per cui lei sarebbe stata lì, sperando che tutto andasse bene. Ma purtroppo no, invece, nossignore.

Sarà stato un mese dopo che avevamo preso con noi Kid, una notte ho sentito delle urla, ho aperto gli occhi e entrava la luce dalle fessure della capanna, la luce rossa del fuoco. Sono uscito, ci siamo contati, per fortuna c’eravamo tutti, anche i bambini che piangevano in braccio alle donne. Ci siamo precipitati al ponte e qui abbiamo avuto proprio una brutta sorpresa, sissignore. Sta di fatto che qualcuno aveva tagliato le corde, dall’altra parte, e il ponte non lo si vedeva più perché penzolava giù nell’orrido. Tappati, eravamo, proprio come avevo detto io. E il fuoco stava arrivando alle piante e all’erba lì vicino al ponte, dove ci eravamo radunati. Waldo e Robin cominciarono a dire che era meglio buttarsi giù che finire arrosto, si faceva una morte meno dolorosa.

Sta di fatto che Roccia, che era lì con noi anche lui, è tornato indietro dentro al fumo, che non so come abbia fatto, e dopo un po’ è riemerso tutto nero e bruciacchiato. Era riuscito ad arrivare al nostro deposito e aveva preso un lungo rotolo di corda bella robusta e un grosso rampino, fatto un po’ come un’ancora con quattro uncini, che usavamo per raccogliere le cose che cadevano nell’orrido, se si fermavano su qualche sporgenza non troppo in basso.

Legò come si deve la corda da una parte al rampino e dall’altra a un albero, poi con un lancio solo riuscì ad azzeccare uno degli alberi dall’altra parte, dove era stato attaccato il ponte. Svelto come un serpente, tenendosi alla corda, scese nell’orrido fino all’estremità del ponte. Piegò le gambe attorno alla prima traversa del ponte, in modo da tenerla nell’incavo delle ginocchia e, a forza di braccia, si tirò su dall’altra parte con il ponte e tutto, e cominciò a legarlo agli alberi.

Vedendo che il ponte c’era di nuovo, o almeno sembrava, tutti volevano salirci ma Roccia, dall’altra parte, fece cenno con la mano di fermarsi, di aspettare, che il ponte non era ancora fissato per bene, se ci si saliva sopra si andava a finire da basso. Se avessimo aspettato come voleva lui sarebbe andato tutto bene, ma certa gente è stupida e diventa ancor più stupida quando ha paura, e Jitters fu il primo a salire sul ponte senza aspettare che fosse legato per bene, e Waldo gli andò dietro, e quasi stavano per cadere giù da basso perché la corda era ancora lasca, e sta di fatto che tutto sommato gli sarebbe stato bene, sissignore.

Quando Roccia capì che non aveva il tempo di finire il lavoro si avvolse la corda attorno alle braccia, riprese la prima traversa del ponte nell’incavo delle ginocchia, come aveva fatto per tirarlo su, e tenne teso il ponte con la forza dei suoi muscoli. Riuscimmo a passare tutti. L’ultima fu Lara e subito dopo la corda, che non era stata legata bene agli alberi, si sciolse e il ponte ripiombò giù, e Roccia con lui. Quando sbatté contro la parete dell’orrido, Roccia perse la presa con le gambe e precipitò andando a fermarsi su una sporgenza, sarà stata a cinquanta metri. Restò immobile, in una posa innaturale, come accartocciato su se stesso. Era un Ercole, ma non era invulnerabile come Superman, nossignore. Purtroppo.

Il corpo ci è costato fatica ma l’abbiamo recuperato, alla fine. Almeno questo glielo dovevamo. Dexter, che quand’era tra i Regolari faceva il dottore, ha detto che aveva delle fratture esposte e dentro alle ossa si vedeva del metallo. Qualcosa di strano ce l’aveva, sta di fatto.

Strano ma tonto no, nossignore, dato che nel pericolo è stato l’unico a tenere la testa sul collo e a lavorare con il cervello, oltre che con i muscoli. E adesso Roccia è qui con noi, per l’ultima volta, mentre don Luigi dice la sua tiritera e io, col mio violino da mendicante bagnato di lacrime, sto suonando il motivo del Canto Funerario di Fauré. Non credevo di ricordarlo. Ma sta di fatto che mi è venuto spontaneo, sissignore. Almeno questo glielo dovevamo.

* * *

«Ho saputo che si è poi risolta quella storia incresciosa del Delta fuggitivo, dopo tutto questo tempo».

«Sì. L’avevamo perso di vista perché si era rifugiato presso una comunità di emarginati, sulle montagne. L’abbiamo scoperto seguendo le tracce di un transfuga di un’altra comunità».

«Come siete intervenuti?»

«Avevamo dato ordine di eliminare tutta la comunità che lo ospitava, ma questa volta la squadra di pulizia ha fallito. Però il Delta, almeno, è morto».

«È questo che conta. Tra l’altro, non sarebbe stato eccessivo eliminare tutti quanti?»

«Non si lasci prendere dai sentimentalismi, signore. Sono criminali asociali, vivono di spaccio e di furti, alimentano il circuito economico illegale e, se appena riescono a procurarsi un po’ di esplosivo, organizzano degli attentati».

«Non sono sentimentalismi, è conoscere il proprio mestiere. Gli interventi dovrebbero sempre essere mirati e circoscritti. Vogliamo risolvere un problema, non correre il rischio di crearne degli altri. La prossima volta, prima di decidere una cosa del genere, mi passi parola».

«Mi scusi, sarà fatto».

«Il cadavere è stato recuperato?»

«Non ancora. Vede, gli emarginati lo considerano un eroe. Il cadavere è esposto. Appena lo seppelliranno, manderemo a recuperarlo».

«Basta che non pensino di cremarlo. Sarebbe imbarazzante se saltassero fuori gli inserti in titanio».

«Non credo, non è nella loro tradizione. E poi una pira sarebbe pericolosa, là in mezzo ai boschi; ne sanno già qualcosa. Comunque li terremo d’occhio».

«Ma come si era potuta verificare questa fuga? Ha dell’incredibile. E la vostra sorveglianza?»

«I Delta, fino a questo episodio, erano soggetti ad una sorveglianza molto blanda. Normalmente non prendono iniziative, sono facili da controllare: sono fatti così apposta. Quello che non avevamo previsto è che occasionalmente uno potesse sfuggire, almeno parzialmente, al condizionamento. D’altra parte il processo produttivo, allora, era ancora in via di sperimentazione. Credevamo che il risultato delle modifiche genetiche fosse uniforme, invece questo episodio ci ha dimostrato che possono esserci degli outlier. Quel Delta, a differenza degli altri, deve aver capito che lo aspettava una vita di schiavitù e ha cercato di sottrarvisi. Abbiamo fatto tesoro dell’esperienza».

«Almeno quello. Ma non depone a vostro favore il fatto di non averlo previsto. In queste cose è indispensabile procedere con la massima cautela. Che cosa sarebbe successo se il Delta fosse stato uno di quelli non sterilizzati? O se fosse finito nelle mani della Genomat?»

«Abbiamo aperto il nostro centro di ricerca in questo luogo sperduto proprio per la riservatezza. La Genomat è ben lontana da qui».

«Ma ha agenti dappertutto. Non cerchi di giustificarsi, peggiora la sua situazione. Riconosca i suoi errori. La verità è che lei si è fatto mettere nel sacco da un Delta.  Non male per un Alfa Più. Complimenti».

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